La posta che si smista da sola
Le richieste arrivano, vengono capite e classificate, i dati finiscono nei sistemi giusti e le risposte che si ripetono escono già pronte da rivedere. La casella smette di essere il collo di bottiglia.
Mossa 37 — Lee Sedol contro AlphaGo, marzo 2016
Intelligenza artificiale applicata al vostro lavoro.
Aiutiamo le aziende a capire come usare l'intelligenza artificiale per migliorare i processi, creare nuovi servizi e generare valore economico — unendo consulenza, formazione e sviluppo di soluzioni su misura.
La griglia di fondo ha il passo esatto del marchio: le colonne cadono sotto i sedici punti.
Seconda partita contro Lee Sedol. Alla mossa 37 la macchina posa una pietra sulla quinta linea — una scelta che i professionisti scartano senza nemmeno pensarci. I commentatori parlano di errore del software.
Era la mossa vincente. Non perché calcolasse più in fretta di un campione del mondo, ma perché guardava la partita senza le abitudini di chi la gioca da trent'anni.
Facciamo la stessa cosa con i vostri processi: li guardiamo senza le abitudini di chi li ha sempre fatti così.
Una mossa su diecimila.
I commentatori dissero che era un errore. Era la mossa vincente.
Mossa 37 — Nero, P10. Quinta linea.
AlphaGo (nero) contro Lee Sedol (bianco), Seul, 10 marzo 2016: seconda partita del Google DeepMind Challenge Match. Sono le prime 37 mosse del record della partita, vinta dal nero per abbandono.
Guardiamo come lavorate oggi, misuriamo dove si perde tempo, automatizziamo solo quello che regge in produzione il lunedì mattina.
Veniamo a vedere il lavoro dove succede e mappiamo i flussi reali: chi fa cosa, con quali strumenti, quante volte lo rifà. Ne esce una lista di interventi ordinata per ritorno, non per moda.
Progettiamo e costruiamo la soluzione sul processo che esiste già, non il contrario: assistenti che rispondono, agenti che eseguono compiti veri, modelli che prevedono. Codice e dati restano dove devono restare.
Togliamo di mezzo la ricopiatura, i controlli a mano e i passaggi che esistono solo perché due programmi non si parlano. Si automatizza soltanto quello che regge in produzione il lunedì mattina.
Colleghiamo le soluzioni nuove ai programmi che ci sono, senza sostituirli. Nessuno deve cambiare strumento per usare l'intelligenza artificiale: è l'AI che arriva dentro lo strumento di tutti i giorni.
Numeri sparsi fra gestionale, fogli di calcolo e caselle di posta, messi insieme e letti: cosa sta succedendo, cosa sta per succedere, dove conviene intervenire prima.
Un solo processo, quello con il rapporto migliore fra fastidio e fattibilità, portato a funzionare davvero. Le metriche si fissano prima: a fine pilota i numeri si confrontano con quelli di partenza.
L'AI applicata a chi compra: riconoscere i clienti che somigliano ai migliori, personalizzare l'offerta senza moltiplicare il lavoro, prevedere la domanda per non comprare al buio.
Tutto quello che l'azienda ha scritto da quando esiste — offerte, progetti, schede, mail — diventa interrogabile a parole proprie, con la fonte sempre accanto alla risposta. Più gli strumenti quotidiani per chi scrive, cerca e riassume.
Si lavora con le persone che lo useranno davvero, sui loro casi, finché non serve più chiamarci. E si mette ordine nell'uso dell'AI che in azienda esiste già, fuori da ogni regola.
Non serve sapere cos'è l'intelligenza artificiale per capire se vi serve. Il criterio è uno: cercate l'attività che una persona fa ogni giorno controvoglia, con regole chiare e dati già digitali. È lì che si comincia — un processo alla volta, un risultato misurabile.
Le richieste arrivano, vengono capite e classificate, i dati finiscono nei sistemi giusti e le risposte che si ripetono escono già pronte da rivedere. La casella smette di essere il collo di bottiglia.
Dalla richiesta del cliente alla proposta pronta da rivedere, incrociata con lo storico di quelle simili già fatte. Chi vende firma, non trascrive — e il cliente riceve la risposta quando è ancora caldo.
Fatture, bolle, contratti, moduli, schede: i dati escono dalla carta e dai PDF e finiscono dove servono, senza che nessuno li ricopi. Ogni riga scritta due volte è un errore che aspetta di succedere.
Tutto quello che l'azienda ha scritto da quando esiste diventa interrogabile a parole proprie, con la fonte accanto alla risposta. «Come l'avevamo risolto quella volta?» smette di dipendere da chi c'era.
Chi scrive o telefona fuori orario trova comunque risposta, lascia i suoi dati e la richiesta arriva già qualificata, pronta da prendere in mano. Nessuno si stufa di aspettare e chiama il prossimo.
I numeri che contano raccolti, riassunti e commentati, pronti nella casella prima del caffè. Senza che nessuno passi il venerdì a preparare tabelle.
Tre tempi, in quest'ordine. Se il primo non trova niente da recuperare, ve lo diciamo e ci fermiamo lì.
In azienda, senza slide. Osserviamo il lavoro dove succede e prendiamo i numeri di partenza: quanto dura, quante persone tocca, quanti errori genera.
Un solo processo, quello con il rapporto migliore tra fastidio e fattibilità. A fine pilota i numeri si confrontano con quelli di partenza.
Se il pilota tiene, si allarga agli altri reparti e si passano le chiavi al vostro team. L'obiettivo è che sappiate mandarlo avanti senza di noi.
Le pietre accanto a ogni numero sono il tempo tolto al processo: nel Go si chiamano prigionieri.
I dati Eurostat letti per quello che dicono davvero: il divario vero è tra grandi imprese e PMI.
I casi che reggono in produzione sono sempre i più banali. Chi parte da quello spettacolare si ferma al pilota.
Server, conservazione, addestramento, subfornitori. Le risposte da mettere per iscritto prima di firmare.
Quello che vendiamo è qui, funzionante: l'agente che si apre da questo pulsante è un'AI costruita da noi. Descrivetegli in tre frasi un processo che vi fa perdere tempo e vi dirà dove si può intervenire e cosa farebbe — qualunque sia il vostro mestiere. Se vi va, vi fissa anche il sopralluogo.
Si apre in basso a destra. Potete parlargli o scrivergli: il microfono serve solo se scegliete la voce.
Il vostro sistema chiede di ridurre le animazioni. Accendete il movimento per vedere il sito come è pensato.